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“Soldati”: la Prima Guerra Mondiale vista da Giuseppe Ungaretti

Il componimento “Soldati” scritta da Giuseppe Ungaretti fa parte della raccolta di poesie “L’Allegria”, vale a dire un insieme di componimenti nel quale il tema trattato è in realtà totalmente opposto rispetto al titolo stesso, ovvero la guerra.

Ci si chiederà quindi come mai la raccolta si chiami “L’Allegria” (più precisamente “Allegria di naufragi”) nonostante i contenuti siano perlopiù cupi. Ungaretti spiega, quindi, che l’emozione dell’allegria, notoriamente conosciuta per essere portatrice di felicità e gioia, scaturisce dall’uomo che si è vista salva la vita nel momento in cui sopravvive alla guerra.

Soldati di Ungaretti racconta di esperienze vissute in prima persona proprio dall’autore. La Prima Guerra Mondiale (1914-1918), combattuta proprio da Ungaretti, è stata la prima e riconosciuta guerra su scala mondiale, combattuta principalmente su tre continenti, ovvero Europa, Asia e Africa e vide coinvolte le maggiori Potenze dell’epoca.

In passato la guerra era una “questione da nobili e cavalieri”, mentre con la Grande Guerra abbiamo rastrellamenti di persone addirittura adolescenti, mal addestrate ed organizzate, motivate solo da effimere promesse e dalla classica speranza di un “futuro migliore”. Superata la prima fase della guerra, ovvero la “guerra lampo”, gli Stati ammassarono grandi quantità di persone sui vari fronti terresti e marini, col fine di arrestare l’avanzata nemica e contrattaccare.

Questi “soldati” dovevano stare sempre allerta, consci che un attacco nemico era sempre imminente, con gli occhi sempre aperti, privati quindi del sonno e di un qualsiasi momento di tranquillità.

Un esempio forte e chiaro di questa condizione disumana è incarnato dalla battaglia di Verdun, scontro armato nel quale l’esercito francese ha dovuto arrestare con più di tre quarti della propria armata l’avanzata tedesca in una “guerra di posizione” durata circa 300 giorni nei quali l’artiglieria, i gas tossici e il rumore assordante delle armi erano al’ordine del giorno.

L’esperienza diretta di Ungaretti sul fronte franco-tedesco non fa che rinforzare questa visione contorta della vita dell’essere umano, fragile come una foglia d’albero, ma che ritrova vitalità nella costante ricerca della salvezza, rappresentata dall’allegria stessa.

Il paragone tra soldati e foglie poi continua: una foglia, col passare del tempo, muore e cade, come un soldato al fronte che attende solamente di essere massacrato. In forte contrasto abbiamo poi la parte non scritta, ma sottintesa di questa poesia ovvero che una foglia cade, ma ricresce se gli viene dato tempo come un soldato può benissimo venire rimpiazzato se un altro può farne le stesse mansioni.

I “fortunati” che riuscirono a sopravvivere alla Grande Guerra tornarono a casa molto diversi da prima, traviati dai malesseri della trincea, pazzi e/o mutilati e incapaci di rincominciare una vita normale: gli orrori che avevano visto, inenarrabili e fonti di sconforto, li avrebbero tormentati per sempre, prove inequivocabili delle più atroci azioni umane, noncuranti della vita stessa

 

 

 

 

 

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