Siddhartha, il grande capolavoro dì Hermann Hesse

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Siddhartha è un personaggio che ha sempre affascinato i lettori, protagonista dell’omonimo romanzo di Hermann Hesse. La trama del libro è liberamente ispirata a Siddhartha Gautama, meglio conosciuto come Buddha, monaco fondatore della religione buddista. Il libro racconta la storia di Siddhartha, un giovane ragazzo indiano che cerca la sua strada nel mondo. Il suo viaggio inizia insieme a Govinda, amico d’infanzia che considera da sempre Siddhartha un saggio.

Iniziano quindi a vivere come i Samara, asceti che tentano di immedesimarsi in ogni cosa che incontrano. Il viaggio dei due prosegue andando da Buddha Gotama, una congrega a cui Govinda decide di aderire, lasciando Siddhartha al suo viaggio in solitaria.

Il protagonista del romanzo di Hesse arrivato nella città vicina conoscerà Kamala, una donna che lo affascinerà e che lo porterà a mettere da parte tutte le sue convinzioni e soprattutto la sua purezza. Hesse mostra in questo passaggio del romanzo la perdita dell candore che fino a questo momento aveva mostrato il personaggio. Siddhartha rimarrà diversi anni con Kamala, ma dopo questo lungo periodo si renderà conto della debolezza umana in cui è caduto e abbandonerà la donna. Kamala, incinta del figlio del protagonista, si dispererà, comprendendo di aver perduto per sempre il suo amato. Dopo un lungo periodo di transizione ritroviamo Siddhartha disperato per la propria vita impura, per le tentazioni in cui è caduto e per il modo con cui ha passato l’ultimo periodo della sua esistenza. Deciderà di mettere fine alla sua vita e comincerà a pensare al suicidio come unica forma estrema di purificazione della sua anima. Il destino in questo momento però gli verrà in aiuto, con il vecchio amico d’infanzia Govinda, che nel frattempo è diventato un monaco buddhista. I due si rincontrano dopo tanti anni di separazione e in un primo momento Govinda non riconosce il suo amico d’infanzia e si ferma pensando di aiutare un uomo qualunque. L’incontro tra i due permetterà a Siddhartha di riscoprire il motivo della sua vita e di riprendere il suo percorso alla ricerca della propria strada nel mondo. Sarà subito dopo questo incontro che si imbatterà nel barcaiolo Vasudeva, un uomo che vive vicino al fiume e che gli spiegherà l’anima dell’acqua. Vasudeva spiegherà a Siddhartha che il fiume ha un’anima e che deve essere considerato come un essere vivente. Il barcaiolo spiegherà molte cose a Siddhartha che riuscirà a imparare molto anche dai momenti di silenzio e deciderà quindi di rimanere a vivere qui. Sarà proprio così che conoscerà il figlio, avuto da Kamala e mai conosciuto. La donna, che sta attraversando il fiume per recarsi da Gothama, Buddha morente, viene morsa da un serpente, facendo piangere il piccolo che richiamerà l’attenzione del padre. Siddhartha riconosce così Kamala, cerca di aiutarla in ogni modo, ma ormai è tutto inutile e si trova così con il piccolo Siddhartha da crescere. Padre e figlio sono molto diversi, passano gli anni, ma il ragazzo non vuole impegnarsi, non vuole lavorare e non vuole seguire i precetti del padre. Quando il figlio scapperà Siddhartha deciderà di lasciarlo andare per la propria strada, comprendendo quanto la sua figura e quella del figlio siano troppo distanti per essere in grado di convivere. Il dolore che lascerà la partenza del figlio gli farà capire quanto anche lui avesse fatto soffrire il proprio genitore partendo e solo con lo scorrere del fiume riuscirà pian piano a trovare conforto e a riuscire a lenire il suo dolore. 

Questo dolore e la meditazione permetteranno a Siddhartha di raggiungere la sua tranquillità, di trovare il proprio equilibrio. Vedendo che ormai ha trovato il suo equilibrio anche il barcaiolo lascerà Siddhartha, andando a vivere nella foresta. Siddhartha e Govinda, ormai vecchi e sapienti si rincontrano nuovamente e ancora una volta l’amico di una vita non riconosce Siddhartha, molto cambiato dal trascorrere degli anni. I due si raccontano le proprie vite e Govinda chiede all’amico quale sia alla fine la sua filosofia. Inizia così il famosissimo monologo di Siddhartha in cui esprime il suo insegnamento morale. In questo passaggio si mostra una lezione di vita su come giudicare per essere giudicati, sul modo per cercare la conoscenza e su come anche l’uomo più puro della terra si possa ritrovare a cadere nel peccato. Da queste parole Govinda capisce che ormai Siddhartha è un buddha, la sua anima si è unita all’anima del mondo e ha raggiunto il nirvana. Il romanzo di Hesse si chiude con l’inchino che Govinda fa per celebrare Siddhartha