Per i nazisti in fuga dalla giustizia era come un dovere e il cosiddetto tragitto “RATLINE” garantiva la salvezza e l’approdo in una nuova terra.
Nel 1944 l’esercito tedesco perdeva terreno e si ritirava. Il D-Day era in corso, l’Armata Rossa continuava la sua avanzata, Adolf Hitler credeva ancora nella vittoria finale e nelle “Wunderwaffen” (armi miracolose) ma all’interno della gerarchia nazista vi era una parte che credeva la disfatta del Terzo Reich ormai prossima. Buffo, vero ? Nel 1933 tutti schierati con Hitler, adesso erano i primi a prendere le distanze perfettamente consapevoli che la guerra era ormai perduta.
Come descritto in un articolo precedente (Dossier “ODESSA”), gerarchi che rappresentarono il potere assoluto, tra i quali Albert Speer (Ministro per gli armamenti) e lo stesso numero due del Terzo Reich Martin Bormann, della Germania nazista si riunirono per discutere sulle modalità di contenimento in caso di disfatta ma soprattutto per salvaguardare se stessi e il patrimonio tenendo in considerazione le situazioni politiche dei paesi destinatari e i tipi di relazioni con essi. Riassumendo, gli imprenditori avrebbero finanziato la fuga e i “fuggiaschi” sarebbero divenuti i custodi del patrimonio.
In questo contesto, ufficiali delle SS colpevoli di crimini di guerra e, come indicato dal titolo “RATLINE Nazisti in fuga dalla giustizia”, tra questi possiamo ricordare Eichmann, Mengele, Barbie e lo stesso Roschmann, fuggirono per rifarsi una nuova vita, uccidendo così per la seconda volta le loro vittime.
Nella tesi di Livia Zampolini, dal titolo “Operazione ODESSA: la svastica e la croce. Complicità nella fuga dei criminali nazisti verso il santuario argentino.”, si identificano tre itinerari:
- Partenza da Monaco di Baviera direzione Salisburgo con destinazione Madrid;
- Partenza da Monaco di Baviera, attraverso Salisburgo, approdarono a Genova per la prossima destinazione: Siria, Egitto, Argentina, Libano;
- Partenza da Monaco di Baviera, attraverso il Tirolo, approdarono a Genova per la prossima destinazione: Siria, Egitto, Argentina, Libano.
Con l’aiuto del “Vescovo nero” il monsignor Alois Hudal, rettore del Collegio Teutonico Santa Maria dell’Anima di Piazza Navona a Roma e per sua stessa definizione “capo spirituale dei cattolici tedeschi in Italia”, molti di questi riuscirono ad avere una seconda possibilità. Questa rete di fuga, dove al suo interno esponenti della Chiesa intervennero (un inganno che coinvolgeva l’Italia settentrionale) fu la più efficace, venne definita Ratline (la via dei topi) o anche la via dei monasteri. Perchè via dei monasteri ? “I sacerdoti erano soliti spostare clandestinamente i fuggiaschi da un convento all’altro” (pag. 14).
Questi “clandestini” rimanevano in convento fino al momento in cui venivano forniti loro i documenti (“FALSI”) necessari per l’imbarco a Genova per la prossima destinazione o approdo finale. Per esempio, Adolf Eichmann, Obersturmbannfuher delle SS, utilizzò questa rete, dopo il rilascio di un passaporto falso, per rifugiarsi in Argentina sotto il fasullo nome di Riccardo Klement.