Raffaello

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Raffaello Sanzio nacque il 6 Aprile 1483 nella città di Urbino. Suo padre Giovanni Santi, un pittore affermato, si accorge presto delle doti naturali del figlio e lo incoraggia a studiare le opere d’arte.
Il fatto di essere nato e cresciuto a Urbino, che in quel periodo era un centro artistico di primaria importanza, che rappresentava non solo in Italia ma anche in Europa gli ideali del Rinascimento, fu determinante per la sua formazione.

La posizione di suo padre gli consente di conoscere e studiare la straordinaria collezione del duca. Nelle sale del duca Raffaello conosce la pittura dei maestri fiamminghi, ma soprattutto conosce e studia i capolavori di Piero della Francesca, il pittore matematico.
Suo padre dopo avergli insegnato tutto quello che poteva, intuisce che il suo talento ha bisogno di nutrimento e il maestro che può aiutarlo si trova a Perugia.

Primo incontro con il Perugino e le prime opere

Pietro Vannucci, per tutti “Il Perugino”, e una delle personalità di spicco nel panorama dell’arte italiana di fine Quattrocento. Non è noto attraverso quali vie il giovanissimo Raffaello arrivò a far parte della bottega del Perugino e non sembra credibile la notizia che Raffaello fosse allievo del Perugino ancora prima della morte del padre.
Le prime tracce della presenza di Raffaello accanto a Perugino sono legate ad alcuni lavori della sua bottega tra il 1497 e il nuovo secolo.
Perugino è un pittore di dettagli e questa e una lezione che Raffaello apprende così bene che le sue prime opere a stento si distinguono da quelle del maestro. Nel 1500, a soli diciassette anni il giovane è pronto a spiccare il volo e firma il suo primo contratto come “magister” per la Pala di San Nicola di Tolentino per la chiesa di Sant’Agostino a Città di Castello.

Sempre per questa città Raffaello dipinge il grande capolavoro della sua fase giovanile: Lo Sposalizio della Vergine, che oggi si trova a Milano.

L’Arte di Raffaello

Nel 1505 Firenze è, per Raffaello così come per altri artisti, la “la scuola del mondo”. Giunta la notizia che Leonardo Da Vinci e Michelangelo, già all’apice della loro carriera, si sfidavano con gli affreschi della Battaglia dì Anghiari e quella di Cascina, fu desideroso di partire subito in viaggio.
Grazie ad una lettera di presentazione preparata dalla sorella del duca di Urbino Raffaello parte verso Firenze.

La studia le opere di Leonardo e Michelangelo nutrendosi di ogni dettaglio. Nelle opere di Raffaello si nota l’influenza di questi grandi artisti. Da Michelangelo assimilò il chiaroscuro plastico, la ricchezza cromatica, il senso dinamico delle figure. Da Leonardo imparò i principi compositivi. Le Madonne sono un esempio evidente della influenza di Leonardo.

L’occasione della vita per Raffaello arriva nel 1508, quando l’architetto Donato Bramante, lo invita a Roma e lo presenta a papa Giulio II. E Raffaello viene messo alla prova con una parete, su cui dovrà dare forma al concetto di teologia della chiesa. Così realizzò La disputa del sacramento che soddisfò pienamente il papà che decise di affidare a Raffaello l’intera decorazione dei quattro ambienti, a costo anche di distruggere quanto già fatto.

La decorazione delle stanze è la più grande impresa pittorica di Raffaello a Roma. Ogni stanza ha un tema portante e ogni singola parete rappresenta un aspetto specifico di quel tema. Così realizza:

  • La Stanza della Segnatura 1508 – 1511
  • Stanza di Eliodoro 1511 – 1514
  • Stanza dell’Incendio di Borgo 1514 – 1517
  • Stanza di Costantino 1517 – 1524

La consacrazione e la morte

L’impresa delle stanze consacra Raffaello come principe delle arti. Piovono tanti incarichi e richieste, così Raffaello, per riuscire a fare fronte alle tante commissioni si circonda di giovani talenti.
Sono anni in cui prosegue l’attività di ritrattista assumendo l’incarico di responsabile della fabbrica di San Pietro.
Per altro si preoccupa per l’esigenza di proteggere l’eredità del passato diventando il primo intellettuale che si pone il problema.

Raffaello muore a soli 37 anni. La morte lo coglie improvvisamente e il suo ultimo capolavoro – la Trasfigurazione – destinato ad una chiesa francese non lascerà mai Roma. Quest’ultimo capolavoro sarà posto accanto al suo letto, prima che la sua tomba sia allestita nel Pantheon.