Prove di iperpotenza: la Guerra del Golfo (1990-1991)

La guerra del Golfo vide opposto l’Iraq e una coalizione che riuniva trentacinque nazioni a cui capo vi erano gli Stati Uniti. Il conflitto è stato importante per capire l’equilibrio futuro nel pianeta dopo la fine della guerra fredda. Ma prima di partire ricordiamo cos’è stata la guerra fredda.

La fine della guerra fredda

La guerra fredda è stato quello strano conflitto che vide contrapposte non tanto militarmente, ma ideologicamente Stati Uniti e Unione Sovietica. Il capitalismo e liberismo americano si opponevano al comunismo e al socialismo sovietici. Il mondo era diviso tra questi due blocchi.

Eppure, alla fine degli anni ’80, l’Unione Sovietica era ormai in un declino quasi definitivo. Il Muro di Berlino che divideva non solo idealmente, ma anche fisicamente l’Europa cadde il 9 novembre 1989 e la Germania aveva avviato l’operazione per l’unificazione. A contendersi il mondo con gli Usa non era rimasto più nessuno.

Gli Usa

Gli Stati Uniti d’America negli anni ’80 uscivano da due mandati di amministrazione repubblicane. Ronald Reagan, un ex attore, tenne la presidenza e cercò di riportare in auge gli Usa. Il presidente repubblicano riuscì a risollevare economicamente e militarmente gli Stati Uniti: Stati Uniti che uscivano sconfitti negli anni ’70 dalla guerra del Vietnam e dalla crisi degli ostaggi dell’ambasciata americana a Teheran.

La presidenza, dal 1989, era tenuta da George Herbert Walter Bush. Bush sr, per distinguerlo da suo figlio George W. Bush, era l’ex vicepresidente di Reagan. Il nuovo presidente si differenziava dal suo predecessore per il suo temperamento cauto e tranquillo in politica estera.

La Dottrina Carter e Powell

La dottrina fu formulata dal presidente Carter poco prima della fine del suo mandato (1977-1981). Essa prevedeva che ogni attacco intento a destabilizzare la situazione in Medio Oriente sarebbe stato ritenuto dagli Stati Uniti come un attacco agli Usa stessi.

Per uscire dalla “sindrome del Vietnam” l’amministrazione americana svillpò, di conseguenza, un’altra dottrina. Il segretario di Stato di Bush Colin Powell formulò la “Dottrina Powell”. Essa prevedeva il ricorso alle azioni militari contro un nemico ben definito, tempi d’azione e di ritiro già decisi in anticipo, di valutare bene i costi e i benefici e le conseguenze dell’intervento armato. Inoltre, molto importante era avere l’appoggio dell’opinione pubblica americana ed internazionale.

La guerra del Golfo

Il presidente Bush sr e alcuni soldati americani

L’Iraq, nel 1990, aveva appena concluso una guerra lunga e disastrosa contro l’Iran. Nel conflitto molti Paesi occidentali e gli Stati Uniti supportarono l’Iraq. Il rais Saddam Hussein guidava il quest’ultimo Paese musulmano: egli, pensando di avere l’appoggio dei suoi alleati nell’agosto del 1990, attaccò il Kuwait.

Questa decisione irachena minacciava la stabilità di una zona molto sensibile e precaria e violò uno dei principi fondamentali del diritto internazionale e soprattutto l’attacco andava a colpire uno degli stati con maggior controllo delle risorse petrolifere.

L’amministrazione Bush decise di muoversi con estrema cautela cercando l’appoggio delle Nazioni Unite, come unico organo in grado di organizzare un’operazione militare; una larga coalizione internazionale e il valore multilaterale dell’operazione sarebbero stati dei requisiti fondamentali. Quest’ultimo era essenziale per ridurre al minimo le vittime americane per accrescere il più possibile il consenso interno.

Operazione Desert Storm

Bush sr fu in grado di unire attorno a sé una coalizione di trentacinque Paesi. Il principale successo del presidente texano fu l’ottenimento del consenso all’operazione dell’Urss. L’Unione Sovietica non ancora formalmente crollata era stata protettrice dell’Iraq.

Il 16 gennaio 1991 l’operazione Desert Storm prese il via. Gli Usa e i suoi alleati bombardarono massicciamente l’Iraq e le truppe irachene in Kuwait. Successivamente seguì una rapida, più di quanto sperato, operazione di terra che riuscì a respingere il rais in Iraq. A fine febbraio Bush annunciò la fine di guerra.

A questa operazione si affiancarono una serie di azioni militari volte a proteggere la popolazione. Crearono delle zone protette, le no fly-zones, nel Nord e Sud del Paese per proteggere le minoranze sciite e curde dalla repressione del regime iracheno.

Fine della guerra

Alla fine della guerra esplosero manifestazioni di entusiasmo in varie parti del Paese. Lo spettro del Vietnam era ormai superato. La popolarità del presidente raggiunse picchi senza pari, il 90%. Però, all’uscita di alcune immagini che mostravano le operazioni di guerra come un videogioco, la popolazione si spaventò. Questo fece ripiombare a picco la popolarità del presidente.

In ogni modo Bush si oppose alla decisione di continuare l’operazione entrando in Iraq per deporre Hussein, in quanto aveva timore di compromettere la coalizione e quindi la nuova immagine americana. Inoltre, riteneva che si sarebbe potuto compromettere la stabilità dell’intera regione aprendo un conflitto ampio e lungo.

La Guerra del golfo è la prima vera operazione di polizia internazionale che gli Usa decidono di compiere. Alla fine della guerra fredda l’iperpotenza americana era l’unica ad avere una potenza di fuoco e un’economia adatte a controllare l’intero globo.

 

Fonte

Del Pero, Libertà e impero. Gli Stati Uniti e il Mondo 1776 – 2016. Laterza, Bari-Roma, 2017

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