Omicidi politici

omicidi politici

Da Abraham Lincoln a John Kennedy, da Giacomo Matteotti ad Aldo Moro, anche nel contesto dell’omicidio di Francesco Ferdinando d’Asburgo e del pastore Martin Luther King, questi soggetti sono stati colpiti per quello che rappresentavano. Si parla di “omicidi politici”  da quando l’essere umano iniziò a dare significato alla parola “politica”; da allora si è sempre cercato in qualche maniera di eliminare il/i proprio/i avversario/i, visto come antagonista scomodo, oppure sono stati commessi omicidi per puro fanatismo. La giustificazione più comune era che fossero dei “tiranni”. Nel sigillo del Commonwealth della Virginia è rappresentata la Virtù che abbatte la tirannia con il motto “Sic Semper Tyrannis” – “Così sempre ai tiranni” – pare che la frase sia stata pronunciata da Booth dopo aver sparato al Presidente degli Stati Uniti d’America, Abraham Lincoln, ritenuto da Booth e da altri esponenti del gruppo sudista, un tiranno per aver impedito la secessione. Altri testimoni dell’epoca affermarono che pronunciò “Libertà, Vendetta per il Sud, il Sud è vendicato!”.

Nel corso della storia contemporanea si sono susseguiti moltissimi omicidi di natura politica. Ricercando le cause si può constatare come equilibri che cambiano, ideologie che si contrappongono, volontà di colpire i simboli delle idee rivoluzionarie, possano decidere il destino di migliaia di persone. La storia offre svariati esempi di eventi che hanno lasciato il segno a causa delle conseguenze, ad esempio un nuovo modo di fare la guerra. Un “inutile strage” fu la conseguenza, e casus belli, dell’omicidio di Francesco Ferdinando D’ Asburgo (erede al trono austro ungarico) compiuto dallo studente serbo Princip, a Sarajevo nel 1914. Come sappiamo, in quattro anni, l’Europa fu teatro di sanguinosi combattimenti (innovazioni di guerra) che lasciarono numerosissime vittime che si battevano per la conquista di pochi metri di terra. A fine conflitto, ogni Stato avrà il proprio scenario: la Germania di Hilter, la Spagna di Franco, la Russia di Lenin e di Stalin, l’Italia di Mussolini, formazioni di governo che portarono alla costituzione di regimi totalitari. Nel 1924, in Italia, si tennero le elezioni politiche caratterizzate dall’intimidazione e dalle violenze di squadrismo che portarono alla vincita del partito fascista. Questi intrallazzi furono denunciati dal deputato Giacomo Matteotti; in seguito a queste accuse, il deputato fu rapito, ucciso e ritrovato pochi mesi dopo dentro ad una macchina. Alla fine del secondo conflitto mondiale e con il referendum del 1946 per la scelta tra Monarchia o Repubblica, l’Italia conobbe un nuovo sviluppo e una crescita grazie all’intervento della Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi. Le violenze, gli attriti politici non finirono: il 1978, vide il rapimento e l’uccisione, da parte delle Brigate Rosse, di Aldo Moro. Questo evento viene ricordato nell’articolo di Roberto Raja: “I 55 giorni del sequestro Moro”.
Non solo l’Italia vide fanatismo, idee contrapposte che portarono al decesso di personaggi simboli di “ricostruzione”, un altro esempio sono gli Stati Uniti. La nazione vide l’uccisione del proprio Presidente con l’omicidio di stampo politico di John Kennedy (Dallas – 1963).
Con gli omicidi politici vengono colpiti sia uomini sia donne unicamente per i loro ideali e per il loro ruolo all’interno di un governo

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