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La Notte stellata – Vincent Van Gogh – Analisi e descrizione dell’opera

La Notte stellata – Vincent Van Gogh:

Una delle tante opere d’arte più amate e conosciute dal mondo contemporaneo è sicuramente la ‘’Notte stellata’’ di Vincent Van Gogh; uno dei capolavori più celebri del pittore olandese vissuto nel XIX secolo, divenuto una vera e propria icona della pittura occidentale.

L’immagine di questo quadro è proiettata oggigiorno ovunque, ed è quasi impossibile non restare incantati, o turbati, di fronte a questo vasto e magnifico cielo.

La notte stellata Vincent
‘’Starry night’’ – ‘’’Notte stellata’’ – Vincent Van Gogh – 1889 – 72x92cm – Museum of Modern Art, New York.

L’opera è stata prodotta nel 1889, la tecnica utilizzata è ad olio su tela e le sue dimensioni sono di 72x92cm; oggigiorno è conservata ed è possibile vederla nel Museum of Modern Art di New York.  

Storia:

Vincent Van Gogh realizza quest’opera durante la sua volontaria permanenza all’ospedale psichiatrico a Saint-Rémy-de-Provence; è qui infatti che produce diverse opere; oltre che la ‘’Notte stellata’’, Vincent Van Gogh lavora su un proprio autoritratto e nel Maggio 1889 realizza il quadro Iris.

Riusciamo a capire in che periodo è stato prodotto grazie alle lettere che Vincent spediva al suo amato fratello Theo, infatti è stato prodotto e datato ufficialmente nel Giugno 1889.

In una delle lettere descrive:  «La mia triste malattia mi fa lavorare con furore sordo, molto lentamente, ma dal mattino alla sera senza interruzione… credo che questo contribuirà  a guarirmi».

Il dipinto rappresenta un paesaggio notturno della cittadina francese Saint-Rémy-de-Provence, poco prima del sorgere del sole; filtrato però anche dai ricordi dei borghi olandesi dell’infanzia di Van Gogh.

La notte stellata Vincent

Al centro e nella parte inferiore del dipinto troviamo una piccola chiesa che ricorda quelle tipiche olandesi, precisamente del suo Paese d’origine; sulla sinistra abbiamo in primo piano un cipresso, che pare fosse uno dei cipressi che Van Gogh vedeva fuori la sua finestra in ospedale.

‘’I cipressi occupano sempre i miei pensieri. Dovrei fare qualcosa su di loro come le tele con i girasoli, perché mi stupisce che nessuno li abbia fatti come li vedo io”.

Un piccolo paesino è rappresentato in basso a destra: secondo gli studiosi questo non era possibile visualizzarlo tramite la finestra della struttura psichiatrica nella quale Van Gogh si trovava, precisamente nella zona della Provenza: è molto più probabile e facile pensare che in realtà fosse un altro ricordo dell’infanzia dell’artista, dato che la zona urbana rappresentata è simile a quelle che si vedevano in Olanda.

Mentre per la parte superiore del quadro, quindi per quanto riguarda il cielo, la luna e le stelle, sono collegate da un movimento molto simile ad un vortice, che si contorce al centro del quadro su se stesso: alcuni studiosi di astronomia hanno ipotizzato che questi ‘’turbini’’ possano rappresentare il vento nell’aria, precisamente il Maestrale, che soffiava spesso in Provenza.

Le pennellate mutano completamente la direzione, ed il senso di tormento e di vertigine è forte.

Sono forse queste le sensazioni che l’artista olandese ha provato mentre ha dipinto quest’opera, infatti anche la scelta dei colori e dei toni scuri sono state fatte per sottolineare le emozioni di angoscia e sofferenza. 

Pare infatti descrivere la sua vita tormentata, e la visione del quadro sembra essere carica di energia, attraverso le pennellate marcate.

L’inquietudine dell’artista olandese è proporzionata infatti alla vastità del grande cielo blu, nella parte superiore del quadro: questi spazi bui sono colpiti dai raggi chiari dalla luna, rappresentata in modo stilizzato ed accesa con un giallo dorato. L’attenzione di chi guarda il quadro infatti viene principalmente catturata da parte delle stelle: in particolare da quella più luminosa e chiara che dovrebbe essere, secondo gli astrologi che hanno condotto degli studi sulla posizione precisa delle costellazioni durante la stagione primaverile, proprio Venere.

 

«Con un quadro vorrei poter esprimere qualcosa di commovente come una musica. Vorrei dipingere uomini e donne con un non so che di eterno, di cui un tempo era simbolo l’aureola, e che noi cerchiamo di rendere con lo stesso raggiare, con la vibrazione dei colori […]. Ah il ritratto, il ritratto che mostri i pensieri, l’anima del modello: ecco cosa credo debba vedersi»

(Vincent Van Gogh, Arles, 3 settembre 1888)

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