La maschera che indossiamo sui social network

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Nessuno può, per un periodo che non sia brevissimo, indossare una faccia da mostrare a se stesso e un’altra da mostrare a tutti gli altri, senza alla fine trovarsi nella condizione di non capire più quale possa essere la vera.

Nathaniel Hawthorne

Nella storia, si è discusso molto a lungo del concetto di “maschera pirandelliana” (da Luigi Pirandello) al punto che ricorre ancora ai giorni nostri.

Bene, ma cos’è la maschera? Come capiamo se realmente stiamo indossando una maschera? Cosa ci spinge a farlo e cosa diventiamo?

Possiamo capire dal termine “persona“, quanto è vicino il concetto di maschera, infatti proviene dal latino persōna, e probabilmente dall’etrusco phersu (‘maschera dell’attore‘, ‘personaggio’).

Cos’è la maschera?

E’ un simbolo alienante, che inevitabilmente porta alla frantumazione dell’io, trascinandoci in uno stato dove “diventiamo” momentaneamente un’altra persona, infatti finiamo per adottare comportamenti che ci sembrano “adeguati” al contesto in cui ci troviamo.

Solitamente, questo avviene perché ci troviamo in balia di pericoli emotivi: onde virali di paura, giudizio, paura, sdegno, ecc…

Perché parliamo di maschera social(e)?

Al giorno d’oggi, i social network sono uno strumento di condivisione molto utilizzato dai giovani (e non) per condividere foto, video, stories, ecc…

Nel momento di condivisione del post, scegliamo di apparire, il più delle volte, per ciò che non siamo – decidiamo quali aspetti/elementi della nostra vita condividere con gli altri – infatti il tutto è mosso dal desiderio di ricevere apprezzamenti da parte di altre persone.

Questo avviene per due (e anche più) motivi:

  • Bassa autostima: ricerchiamo l’approvazione dalle persone su quello che facciamo. Come strumenti di valutazione ci basta vedere il numero di like oppure le reazioni nei commenti;
  • Delirio di onnipotenza: sentiamo il bisogno di dire quasi sempre il nostro parere, soprattutto delle cose che non conosciamo abbastanza, per darci/dare l’illusione di avere un valore sociale più alto.

In questo modo finiamo per far conoscere alle persone una maschera, dunque ciò che non si è, infatti quando il contesto cambia e ci si trova in balia della vita reale dove si devono gestire le proprie emozioni, ci si comporta in modo totalmente differente, isolandoci nella cosiddetta “comfort zone” – un atteggiamento che ci porta ad evitare le pressioni sociali, creandoci una barriera immaginaria che ci fa sentire al sicuro.

Ma questo ci danneggia poiché fa crescere in noi un senso di insicurezza che si può estendere nel tempo.

Cosa stiamo diventando?

Indossare una maschera crea degli schemi abitudinari e comportamentali, che influiscono sulla nostra felicità.

Questo ci rende inconsapevoli di chi siamo veramente e ci trascina nell’abisso di questo camuffamento.

Dunque la conseguenza di ciò è devastante, perché una maschera non può reggere gli eventi e gli imprevisti della vita, infatti il suo limite è dato dalla staticità comportamentale che inevitabilmente occulta quelle che sono le vere emozioni – comportandoci come se non avessimo più un anima.

Perciò creiamo un mondo fittizio nella nostra testa, dove bisogna far vedere alla gente che la nostra vita sia tutta “rosa e fiori”, quando non è realmente cosi.

La verità è che…

Dietro quei video, quelle foto, c’è la sofferenza di chi non riesce a superare le sue insicurezze.

Oggi i social sono utilizzati come strumento per ottenere una dose di felicità momentanea, ma è solo un illusione.

Viviamo come ombre, siamo sempre più soli, più lontani dagli altri.

Siamo abituati a mostrare continuamente maschere al punto che diventa difficile accorgerci che l’abbiamo indosso, infatti ci siamo ridotti a dover costruire una nostra immagine in modo che non sembri artefatta…

…forse è più importante apparire, rispetto a vivere la nostra vera vita.