Il genocidio degli Armeni: dalle origini a oggi

Il genocidio degli Armeni
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Il Genocidio Armeno ebbe luogo nei territori dell’Impero ottomano nel corso della Prima guerra mondiale fino al 1923.

Il governo ultranazionalista dei Giovani Turchi decise di deportare e sterminare l’etnia armena presente nel territorio fin dal 7° secolo a.C, integrata ma non assimilata.

Oggi questo drammatico evento storico è considerato il prototipo dei genocidi successivi.

Le radici del genocidio 

Le radici del genocidio sono da ricercare nel quadro politico internazionale del XIX secolo e nel declino dell’Impero ottomano, entrato in crisi.

Agli inizi del ‘900 al interno dell’impero si erano formate correnti autonomiste che stavano portando alla disgregazione.

Preceduto dai pogrom, significa “devastazione”, del 1894-96 cioè sommosse popolari verso minoranze religiose.

E da altri massacri come quello del 1909 in Cilicia, dove furono uccisi 30.000 armeni, al indomani della rivoluzione dei Giovani Turchi che paradossalmente lottava in nome della libertà e uguaglianza di tutti i popoli dell’Impero.

Moventi ideologici

L’azione di governo dei Giovani Turchi è ispirata all’ideologia panturchista.

Puntavano a formare lo Stato su una base monoetnica, linguisticamente e culturalmente omogenea, quindi ponendo fine al mosaico di etnie e religioni che caratterizzava l’impero.

La popolazione armena era la più numerosa di religione cristiana e aveva assorbito gli ideali dello stato di diritto di stampo occidentale e richiedeva l’uguaglianza.

L’obiettivo dei Giovani Turchi era la cancellazione della comunità armena come soggetto storico, culturale e soprattutto politico.

Il genocidio degli Armeni

La pianificazione si svolse tra il dicembre del 1914 e il febbraio del 1915, con l’aiuto di consiglieri tedeschi, in nome dell’alleanza Turco-Tedesca.

Realizzato attraverso una struttura criminale paramilitare che dipendeva dal Governo, l’Organizzazione Speciale (O.S) e diretta da due medici, Nazim e Chakir.

La Prima guerra mondiale (1914-1918) offrì al governo dei Giovani Turchi l’occasione per risolvere una volta per tutte la “questione armena”.

La notte del 24 aprile 1915, l’élite armena di Costantinopoli venne arrestata, deportata ed eliminata.

Si procedette poi al disarmo e al massacro dei militari armeni, costretti ai lavori forzati sulla linea ferroviaria Berlino-Baghdad.

Nella primavera del 1915 fu dato il via alla “deportazione sistematica” della popolazione armena verso il deserto di Der es Zor.

Pochi vi giunsero vivi. La maggioranza fu sterminata nel corso di vere e proprie marce della morte e tutti i loro beni furono confiscati.

Negazionismo Turco

Dalla memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono circa 1.500.000 persone.

Furono utilizzati vari espedienti per mantenere il silenzio, dalla minimizzazione del numero degli uccisi, dalla presentazione delle circostanze come necessità di difesa.

La posizione ufficiale del governo turco è che le morti degli armeni durante i “trasferimenti” o “deportazioni” non possono essere semplicemente considerate “genocidio”.

Posizione appoggiata da giustificazioni divergenti tra loro.

In oltre tentano di screditare l’ipotesi del genocidio sul piano semantico e mettendone in risalto l’anacronismo, poiché la parola stessa genocidio non esisteva prima del 1943.

La comunità armena dedica, lo stesso, il 24 Aprile come giorno del ricordo del Genocidio sperando che venga riconosciuto.

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