Il Corona Virus nella Questione Meridionale

Il Corona Virus
Il Corona Virus ha scatenato una vera e propria pandemia ed ha mostrato in modo chiaro (anche se violento), le debolezze e le carenza non solo della sanità mondiale, ma anche del sistema sociale. Da più parti si sta estendendo l’appello a riconsiderare il ruolo fondamentale della sanità pubblica su quella privata.
Il corona Virus
Nei Vicoli di Napoli la solidarietà è quotidiana, anche in questo periodo le persone non hanno aspettato gli interventi pubblici, ma si sono organizzate per dare una prima risposta.

In un articolo su Left il dottor Vittorio Agnoletto, medico del lavoro, ex presidente Lila, docente di Globalizzazione e politiche della salute alla Statale di Milano, membro della direzione di Medicina democratica e conduttore a Radio popolare della trasmissione 37 e 2 ha sottolineato le differenze tra pubblico e privato. La sanità privata è maggiormente orientata alla medicina curativa che genera maggiore profitto rispetto a quella pubblica che punta sulla prevenzione per evitare il ricorso a cure costose per il Sistema Sanitario Nazionale. Il rapporto tra sanità pubblica sarà dirimente nel prossimo futuro perché indicherà quale direzione vorrà prendere l’Italia del dopo Corona virus.

La Carta Costituzionale e il Sistema sanitario pubblico

La nostra Costituzione promuove, all’art. 32, un modello di sanità universale che non guardi alla provenienza territoriale o alla ricchezza del malato. Partendo da questo presupposto è possibile fare una piccola considerazione. Se il contagio fosse partito al Sud, cosa sarebbe successo? La sanità meridionale avrebbe avuto i mezzi per dare una risposta efficace in breve tempo? Il quesito non vuole alimentare la polemica storica tra nord e sud, ma mira a generare una riflessione sul sistema pubblico basato su una sanità regionalizzata.

Tale sistema prevede, come sancito dall’art. 117 della Costituzione, uno Stato centrale che stabilisce criteri e livelli essenziali di assistenza (LEA) e le regioni che si occupano dell’organizzazione della sanità locale. Lo Stato centrale attribuisce i finanziamenti sulla base della cosiddetta spesa storica e di criteri di performance (come ad esempio il raggiungimento di un certo punteggio nei LEA). Questo sistema potrebbe benissimo essere associato al povero cane che si morde la coda, in quanto premiante di quei sistemi sanitari regionali virtuosi a danno di quelli meno virtuosi, impedendo a questi ultimi di garantire cure adeguate ai cittadini.

Non sorprende quindi il dato emerso dall’ultimo rapporto dello SVIMEZ che certifica una perdita di popolazione al sud pari a circa due milioni di abitanti negli ultimi quindici anni, di cui la metà sono giovani che dovrebbero garantire il futuro dei territori soprattutto nelle aree interne.

Esempi positivi al Sud

Ciò detto bisogna sottolineare che al Sud, con tutti i limiti e la scarsità di finanziamenti ci siano eccellenze che d’ora in poi andranno finanziate adeguatamente poiché hanno dato e danno un contributo fortissimo alla salute pubblica. Mi riferisco all’Ospedale Cotugno di Napoli che è stato lodato da un articolo di Sky News, perché nessun operatore sanitario si è infettato durante la pandemia (ma c’è da non dimenticare il prezioso lavoro svolto dalle equipe dell’Ospedale per la cura delle malattie infettive come HIV); c’è da sottolineare il lavoro svolto dal dottor Paolo Ascierto dell’Istituto Pascale di Napoli che ha proposto l’utilizzo del farmaco Tocilizumab utilizzato nella cura dell’artrite reumatoide. In ogni caso i medici che svolgono la loro professione al Sud dimostrano davvero la passione per il proprio mestiere, lavorando in condizioni non sempre facili.

All’emergenza sanitaria si aggiunge quella sociale

All’emergenza sanitaria se ne aggiunge anche una di carattere economico e una di carattere sociale che al Sud miete più vittime. In un rapporto dell’intelligence, come riportato dalla stampa nazionale, è stato evidenziato come tra gli ambienti legati alle mafie ci sia fermento, segno di una pericolosa commistione tra l’emergenza sociale e la criminalità organizzata. È risaputo che le attività criminali fruttano parecchio denaro e rende le cosche mafiose un utile ancora di salvezza per le imprese che necessitano di liquidità nell’immediato, salvo poi rivelarsi una sciagura nel lungo periodo.

In un intervista su Repubblica il Ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, ha sottolineato che: “Bisogna agire subito, è a rischio la tenuta democratica. Il reddito di cittadinanza va esteso”. Una prima risposta immediata è arrivata dal Governo che ha stanziato 400 milioni per aiutare le fasce deboli a fare la spesa di generi alimentari e di prima necessità.

Insomma, da questa fase di emergenza si può uscire con una marcia in più se l’intera organizzazione riflette su ciò che non ha funzionato e prova a porre rimedio, non con strumenti sconosciuti, ma con quelli che già ci sono. Il principio di sussidiarietà è già presente nella Costituzione, così come quello della solidarietà. Non è possibile tollerare oltre un paese che viaggia a velocità variabili, sia nel campo della sanità che negli altri. È necessario un piano Marshal per il sud, lo si ripete da anni, ma mai pensato. Ebbene è necessario riportare alla mente lo storico appello: ‘fate presto’, come titolò Il Mattino in prima pagina all’indomani del devastante terremoto dell’Irpinia il 23 Novembre 1980.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*