Francesco Guccini: poeta di corte e d’osteria

Francesco Guccini
Francesco Guccini mentre suona la sua chitarra nel 1972.
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La musica di Francesco Guccini: il gigante buono, aedo, musico, poeta e professore


Francesco Guccini, classe 1940, nato a Modena e poi trasferitosi con la madre a Pavana, dell’Emilia-Romagna porta con sè “i sapori” e quello spirito godereccio e dissacrante, degno di Bacco e dei poeti.
“Non c’è osteria senza chitarra qui!” mi disse un giorno un bolognese e forse la musica ce l’hanno nel sangue, insieme al piacere della tavola, del buon vino, della convivialità e della vita; le cose semplici.
Anche Francesco Guccini è un nome semplice, ma pieno di musica e parole.
Carico di una personalità diretta e genuina, Guccini ha saputo parlare alla pancia delle persone, in un misto di linguaggio aulico e popolare e ha saputo toccare, con la sua musica, temi umani, romantici e dolenti, e lo ha fatto “infilzando” e allo stesso tempo toccando con delicatezza (ascolta Cirano).
Un’unione di aspetti in apparenza contrastanti, ma perfettamente in armonia tra loro. La sua stessa fisicità da gigante buono, ma un po’ burbero, quell’aria ruvida, quella barba incolta risultavano colori scuri, che si scioglievano e mescolavano nel caldo della sua voce, un po’ nobile e un po’ stracciona, dando vita a qualcosa di unico: la sua musica, le sue canzoni.
Un menestrello, un cantastorie, un poeta e letterato. Nei testi di Guccini si respirano la sua formazione e le sue passioni: poesia, letteratura, storia, grandi personaggi e umili persone, vita e amori.
Un pensatore originale che, sulle note delle sue canzoni, può spingerti a riflettere, se ne hai voglia, ad arrabbiarti, può farti soffrire o accompagnarti nel fare due passi in quelle storie umane e nei loro amori presenti e passati, finiti o iniziati, che i suoi testi narrano.

 

Il percorso musicale : tra eroi anticonvenzionali, sognatori e tristi amori

 

Francesco Guccini
Francesco Guccini mentre suona la sua chitarra nel 1972.

La carriera musicale di Francesco Guccini inizia tranquilla, intorno agli anni ’60, per avere poi un decollo nei primi anni ’70 e continuare a salire da lì, a quota sempre più alta, e infine fissarsi tra le vette somme del panorama musicale italiano.
Autore di canzoni quali: La Locomotiva, Dio è morto, Don Chisciotte, Cirano, Canzone per un’amica, Farewell, L’Avvelenata e tante altre, Guccini ha saputo mantenere se stesso al di fuori delle luci della ribalta, pur godendo di quella fama, che la sua figura sembrava scansare per divergenza caratteriale (ascolta o riascolta L’Avvelenata, in cui spiega bene il suo sentire al riguardo).
Sul palco, col le sue sigarette e il suo fiasco di vino al fianco, pareva voler cantare per sé, per pochi, ma in fondo per tutti. I protagonisti delle sue storie erano grandi personaggi: sognatori, come in Don Chisciotte, altre volte erano antieroi, anarchici e rivoluzionari, come nella canzone La Locomotiva, altre volte ancora era lui, eravamo noi, con i nostri dubbi e dolori.
Tra i cantautori italiani, Guccini può essere contato tra quelli che, come De Andrè, De Gregori e altri, hanno saputo coniugare nobiltà e miserie, storie e leggende, corti e osterie e il tutto con ironia, spirito e grande umanità.

Francesco Guccini
Francesco Guccini, all’ingresso del Dickinson College, Bologna.

Francesco Guccini: un uomo poliedrico

Oltre alla sua carriera musicale, motivo principale per cui la maggior parte di noi lo ricorda, Francesco Guccini è stato ed è un uomo poliedrico. Professore di lingua italiana al Dickinson College di Bologna, scrittore, attore (occasionalmente), amante della lingua nelle sue forme, del fumetto et cetera, Guccini davvero può definirsi un uomo d’arte e di passione e noi siamo trai fortunati, che possono godere della meraviglia e dello splendore che sanno lasciarci i testi di ogni sua, anche amara, canzone.

Insomma, Francesco Guccini è stato, è ancora, e sicuramente sarà a lungo un cardine della musica cantautoriale nostrana, apprezzato trasversalmente da ogni età (avendo di ogni età espresso il sentire), un onore e un vanto, che bene esprimono le parole di un altro grande del nostro belpaese:

“Bolognesi! Ricordatevi: Sting è molto bravo, però tenetevi il vostro Guccini. Uno che è riuscito a scrivere 13 strofe su una locomotiva, può scrivere davvero di tutto.”
(Giorgio Gaber).