Eco e Narciso – Descrizione e analisi dell’opera

Dal Pessimismo all’Ottimismo- Parte III
'' Eco e Narciso '' - Dal Pessimismo all’Ottimismo - Parte III.

Eco e Narciso – Descrizione e analisi:

‘’ Eco e Narciso ’’ è un dipinto realizzato da John William Waterhouse nel 1903, con la tecnica olio su tela e le sue dimensioni sono di 109×189 cm. 

E’ uno dei tanti quadri che appartiene alla classificazione alla serie dell’arte mitologica, infatti Waterhouse illustra quest’episodio omonimo ispirandosi al racconto del poeta latino Publio Ovidio Nasone, raccolto ne Le metamorfosi.

Fa parte della collezione d’epoca vittoriana del  Walker Art Gallery di Liverpool, essendo stato acquistato dal museo nel 1903, in cui tutt’oggi è possibile trovare quest’opera.

Mito greco:

Secondo la versione narrata da Ovidio nelle metamorfosi, Narciso era un bellissimo fanciullo, figlio del Dio del fiume Cefiso e della bellissima ninfa Liriope. Venne predetto a questi ultimi che il figlio avrebbe vissuto fino a tarda età, soltanto se non avesse mai guardato se stesso in volto. 

Narciso, divenuto un affascinante e bellissimo adolescente, respinse tutte le lusinghe da parte delle ninfe, degli uomini e delle donne che non potevano fare altro che innamorarsi di lui, incantati dalla sua immensa bellezza; rifiutò persino il giovane Amìnia, il vanitoso che venerava soltanto ed unicamente se stesso, che non si dava per vinto però per conquistare il cuore Narciso.

Tra le innumerevoli donne che bramavano l’amore di Narciso, vi era anche la bellissima ninfa delle montagne Eco; ella fu così sconvolta dal ricevere il rifiuto da parte di Narciso che fu consumata letteralmente dall’amore; umiliata e disperata decise così di nascondersi nei boschi e si abbandonò al suo dolore fino a consumarsi, fino a che non ne rimase un flebile sussurro, l’eco.

Non soltanto Eco, ma tutti gli altri giovani respinti e disprezzati da Narciso, invocarono una vendetta da parte degli Dei; in particolare fu la Dea Nemesi, divinità della Giustizia, ad ascoltare tutte le preghiere e le maledizioni invocate da parte loro.

Di conseguenza, la Dea Nemesi per punire Narcisio della sua insensibilità, lo condannò ad una maledizione, ovvero quella di innamorarsi perdutamente di se stesso, facendo sì che si vedesse per la prima volta in un riflesso d’acqua proveniente da una sorgente.

Quest’ultimo rimase sempre più affascinato dalla sua immagine riflessa nello specchio d’acqua, tanto che non riusciva a smettere di fissarsi: fu qui che si lasciò morire, impossibilitato a muoversi.

Fu qui inoltre a crescere un bellissimo fiore chiamato Narcissus, sulle rive del fiume del corso d’acqua, nel punto esatto in cui Narciso era spirato.

 

 

1 Commento

  1. La mitologia mi ha sempre affascinata, questo mito è molto interessante. Anche il dipinto è bellissimo, un vero capolavoro.

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