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Cleopatra: vita dell’ultima regina egiziana

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Cleopatra

Busto di Cleopatra VII Filopatore (Altes Museum, Berlino)

La figura dell’ultima regina egiziana, ovvero Cleopatra, è sempre stata oggetto di forti discussioni più o meno fantasiose, prove queste ultime di un notevole interesse della storiografia nei suoi riguardi: ma cosa c’è di realmente vero nella “leggenda” di Cleopatra? Fin dagli antichi Romani suoi contemporanei, infatti, la sua figura ha alimentato numerosi miti che sopravvivono ancora oggi, alcuni trasformatisi in realtà mentre altri rimangono solamente nell’immaginario collettivo.

La vita di Cleopatra sotto il regno di suo padre Tolomeo XII

Cleopatra VII (70 a.c.) era figlia di Tolomeo XII detto Aulete (“il flautista”), re di una delle ultime dinastie ellenistiche rimaste al potere dopo l’ascesa a potenza egemonica di Roma (i regni ellenistici furono degli “stati” nati dalle ceneri dell’impero di Alessandro Magno) e di una donna il quale nome non ci è pervenuto: si dice, infatti, che sua madre fosse la sorella stessa di Tolomeo ovvero Cleopatra VI mentre altri ci dicono che fosse figlia di una semplice concubina e quindi illegittima.

Dimostrò fin dagli anni giovanili (70-51 a.c.) un’indole forte e decisa, molto dedita al comando e poco propensa ad ascoltare gli altri e questo suo carattere peculiare gli inimicò moltissime personalità di corte, tra cui l’eunuco Potino, consigliere del padre e il generale dell’esercito Achillas. In quegli anni Tolomeo ricevette il titolo onorifico di amicus et socius populi romani ovvero “amico e alleato di Roma” da Giulio Cesare e Gneo Pompeo, due dei tre triumviri romani del tempo.

Il soggiorno a Roma e l’assassinio di Pompeo da parte di Tolomeo XIII

A causa di rivolte interne al Regno dovute alla crisi economica e al conseguente aumento delle tasse e al mancato aiuto al suo fratellastro Tolomeo di Cipro contro l’invasione romana dell’isola stessa Tolomeo Aulete si rifugiò presso Roma assieme a Cleopatra e a suo fratello Tolomeo XIII: qui la futura regina sperimentò i piaceri del lusso, la sfarzosità della capitale romana e l’ebbrezza del potere.

Appena tornato in Egitto l’Aulete morì e come successori, per suo volere, vennero indicati Cleopatra e suo fratello Tolomeo XIII, un bambino di soli 10 anni: ovviamente Cleopatra non intendeva dividere il proprio potere con nessuno e quindi si adoperò in modo da estrometterlo dalla successione reale, ma non prima di venire esiliata in Siria proprio per il suddetto motivo (49 a.c.).

Nel mentre era in atto la guerra civile tra Cesare e Pompeo Magno con quest’ultimo che si rifugiò in Egitto presso Tolomeo XIII, speranzoso verso un possibile aiuto egiziano contro gli eserciti del suo inseguitore: vuoi per accattivarsi Cesare, per dare una svolta alla diplomazia o per dare un chiaro messaggio a Cleopatra, Tolomeo fece assassinare Pompeo e ne consegnò la testa a Cesare, che non la prese affatto bene come sperava (Pompeo, pur essendogli nemico, rimaneva un Romano e trovò oltraggioso che uno “straniero” lo assassinasse per poi consegnargli la testa).

Cleopatra e Giulio Cesare

Cesare, dopo essere approdato ad Alessandria e ad aver ricevuto la testa del suo rivale, si propose come arbitro della contesa dinastica tra i due fratelli e Cleopatra trovò finalmente l’occasione che aspettava: il mito ci dice che lei stessa venne “arrotolata” dentro un tappeto, portata da Cesare come dono e srotolata davanti ai suoi occhi e quest’ultimo rimase visivamente colpito da tale ingegnosità e dalla bellezza della regina e, di conseguenza, si schierò dalla sua parte.

I motivi di questo suo quasi immediato schieramento a favore di Cleopatra sono pochi, ma decisivi: l’Egitto, anche se pur in decadenza, rimaneva un regno acculturato, ricco di storia e diplomaticamente influente e averlo come alleato significava, poi, dominare tutte le sponde del Mediterraneo, compiendo l’idea mitica del Mare Nostrum e come se non bastasse, unendosi con Cleopatra, avrebbe generato un erede per esso, avendo dapprima tolto di mezzo Tolomeo XIII. Dal canto suo Cleopatra aveva bisogno di un aiuto contro il fratello e ritrovò nel dittatore romano un ottimo escamotage.

La “guerra civile alessandrina”

Iniziò quindi la “guerra civile alessandrina” nella quale gli eserciti di Cesare e Cleopatra si scontrarono contro quello di Tolomeo XIII che inizialmente stava vincendo, ma poi a causa dei rinforzi romani in favore dei due amanti si vide costretto a scappare per poi annegare nel Nilo. I due quindi ritornarono vincitori ad Alessandria e Cleopatra venne nominata regina d’Egitto assieme ad un altro fratello, Tolomeo XIV, poco più che tredicenne: come si può immaginare, però, il potere venne esercitato esclusivamente dalla regina.

Nella “fase romana” della vita di Cleopatra quest’ultima si recò a Roma con tutta la corte e divenne molto popolare in poco tempo, ma non prima di aver suscitato malumori (si credeva che Cesare fosse troppo influenzato da lei e la prova di tale “collaborazione” fu Tolomeo Cesare, figlio di Cleopatra, detto Cesarione in modo dispregiativo dagli alessandrini e del dittatore stesso): queste maldicenze, assieme alle azioni sempre più spregiudicate dell’ex triumviro portarono alle idi di Marzo nelle quali Cesare venne brutalmente assassinato da Bruto e Cassio.

Cleopatra non rimase particolarmente scossa dell’accaduto, almeno non ufficialmente, ma si rese conto di aver perso un alleato vitale per il suo dominio sulla sponda sud-orientale del Mediterraneo ed è per questo che vide con interesse la nuova guerra civile tra i cesaricidi e i nuovi triumviri, ovvero Marco Emilio Lepido, Marco Antonio e Ottaviano, prima da semplice spettatrice e poi come alleata di questi ultimi.

Un altro amore per la regina: Marco Antonio

Secondo lo storico romano Plutarco Cleopatra ammaliò Marco Antonio seducendolo, ma ad un occhio più attento si può capire che l’alleanza tra quest’ultimo e la regina d’Egitto era molto conveniente per entrambi: Cleopatra vedeva aumentarsi il proprio prestigio sia nella madrepatria che a Roma mentre Antonio avrebbe avuto sostegno economico e diplomatico da parte della regnante egiziana contro il futuro Augusto. Marco divenne quindi protettore dell’Egitto e consentì a Cleopatra di tornarci dopo aver assassinato sua sorella Arsinoe, esule ad Efeso e ipotetica pretendente al trono.

Più tardi il triumviro la raggiunse nella capitale egiziana e le fece compagnia dedicandosi ai piaceri e ai lussi più sfrenati prima di ritornare a Roma per motivi politici: nel mentre Cleopatra diede alla luce due gemelli, Cleopatra Selene e Alessandro Elio.

La relazione non era propriamente “clandestina” e Marco Antonio lo sapeva bene ed è per questo che prese nominalmente in sposa Ottavia, sorella di Ottaviano, per dimostrare all’altro triumviro la sua lealtà verso Roma (la sua precedente moglie, Fulvia, era morta durante il suo soggiorno alessandrino). A prova di ciò partì per una campagna militare contro i Parti, in Anatolia e venne raggiunto da Cleopatra in Siria quando scoppiò nuovamente la passione tra loro e da questa unione nacque Tolomeo Filadelfo.

La morte “teatrale” di Cleopatra e la fine del regno tolemaico

La campagna partica si rivelò un fallimento e Antonio decise di trasferirsi definitivamente da Cleopatra abbandonando Ottavia e Ottaviano, di conseguenza, iniziò un’opera di propaganda contro Marco dipingendolo come succube di Cleopatra e dichiarò guerra all’Egitto. La battaglia di Azio (31 a.c.) che ne conseguì sancì la definitiva debacle del regno tolemaico, la fine del regno di Cleopatra con il suo suicidio e quello di Marco Antonio. Ottaviano, quindi, venne proclamato Augusto e annesse l’Egitto al neo-nato Impero Romano.

La morte di entrambi i due amanti fu miticamente teatrale: Marco Antonio si suicidò mentre Cleopatra si fece mordere da un aspide, un serpente velenoso. Questa morte squisitamente scenica è stata ed è oggetto di molti diverbi tra gli storici poichè le azioni sopra descritte furono riportate da Plutarco mentre altre fonti ci dicono che fu proprio Ottaviano ad ucciderli. Ciò nonostante ci lasciava una delle donne più influenti dell’epoca, abile stratega, dal carattere indomito, dedita ai piaceri più sfrenati e spregiudicata, capace di soggiogare due dei più importanti e potenti generali romani, Giulio Cesare e Marco Antonio, per meri scopi personali, andando a creare un mito che ancora oggi riesce ad affascinare.