Carlo Magno: l’imperatore che cambiò l’Europa

Carlo Magno

Carlo MagnoCarlo Magno è una delle figure tra le più importanti e le più conosciute della storia occidentale. Le sue azioni hanno condizionato in maniera prorompente la società europea medioevale fino ad arrivare ai nostri giorni. Per alcune tradizioni storiografiche la sua incoronazione ad imperatore viene considerata l’inizio del medioevo e la decisiva fine della Tardo Antichità.

Carlo Magno padre dell’Europa?

Prima di addentrarci nel racconto della sua vita vale la pena fare una riflessione su un’espressione ricorrente: Carlo Magno quale padre dell’Europa. Molti storici hanno affrontato l’argomento, ma qui voglio analizzare due visioni diverse quella di Barbero e quella di Le Goff.

Per lo storico piemontese Carlo Magno è il vero padre dell’Europa. Sotto il suo regno per la prima volta si veniva a creare uno spazio politico unitario. Diede al suo regno una moneta comune, un’unione giuridica, un tentativo di unificazione monastica (processo concluso con suo figlio Ludovico il Pio) e l’unificazione culturale.

Per lo storico francese il regno di Carlo Magno è “un’Europa abortita”. La sua è una visione fortemente critica rispetto a quella di Barbero. In quest’ottica l’Impero Carolingio rappresenta un’Europa nazionalistica animata da uno spirito patriottico franco. Un continente unificato e dominato da un unico popolo, come i sogni di Napoleone, Carlo V ed Hitler. Queste idee di Le Goff è basata sullo studio di fonti come Eginardo.

L’infanzia e gli inizi

La data di nascita di Carlo è avvolta nel mistero, poiché le fonti ne attribuiscono almeno tre discordanti, quindi si preferisce collocarla nel 742. Egli era figlio maggiore di Pipino il Breve e Bertrada da Leon. Ereditò il regno nel 768 dopo la morte di suo padre e nel 771 anche il regno di suo fratello.

Unito il regno dei franchi lo riorganizzò su un’ampia aristocrazia che aveva il potere nelle terre nella capacità di mobilitare un gran numero di uomini armati. Tramite le sue numerose conquiste arricchì l’aristocrazia e creò un’importante struttura politica che condizionò i secoli a venire.

Carlo all’inizio del suo regno dovette sedare i focolai di rivolta in Aquitania, Provenza e Borgogna. In questi luoghi le dinastie di conti e funzionari pubblici che furono scelte per amministrare un determinato territorio, furono sostituite e legate al sovrano tramite giuramenti.

Le guerre di conquista di Carlo Magno

Una delle guerre più faticose e sanguinarie combattute da Carlo tra il 772 e l’804 fu quella che il re franco combatté contro i sassoni oltre il Reno. A queste popolazioni germaniche fu imposta l’assimilazione ai franchi e l’evangelizzazione tramite numero violenze.

Nel 773 le pressioni esercitate dai sovrani longobardi, Astolfo e Desiderio, che avevano occupato Ravenna, spinsero il Papa Adriano I a chiedere aiuto a Carlo Magno. Prima il suo intervento Carlo dovette spodestare sua moglie, figlia di Desiderio. Anche il suo nome è avvolto nel mistero, ma per una tradizione legata ad Alessandro Manzoni le viene assegnato il nome di Ermengarda. La conquista del regno longobardo terminò nel 774 con l’unificazione delle due corone.

Il regno longobardo fu incorporato in quello Carolingio, ma mantenne la sua autonomia. Pavia fu confermata come capitale, furono confermati i duchi e i funzionari pubblici e ai proprietari terrieri furono confermate le loro proprietà. Anche le leggi del regno non furono toccate. Il dominio carolingio in Italia fu all’insegna della continuità, il passaggio non fu traumatico né a livello militare, né al livello economico. Si ebbe l’introduzione di vescovi franchi e i legami di natura vassallatico-beneficiaria.

Altre conquiste furono la Baviera, sottomessa nel 788, il regno degli Avari nel 796. L’ultima impresa militare di Carlo Magno fu la conquista di Catalogna e Navarra tra l’801 e l’813 con la quale si formò la Marca di Spagna.

Carlo Magno imperatore

Nel 799 dopo dei tumulti a Roma che provocarono la cacciata del pontefice dalla Città Eterna. Il papa Leone III chiese aiuto al sovrano franco per rientrare. Il vicarius Petri per ringraziare Carlo la notte di Natale dell’800 decise di conferirli la Corona Imperiale.

Mentre la chiesa di Roma aumentò il distacco da Costantinopoli simbolo che Roma ebbe un nuovo difensore della cristianità in Europa. Carlo con le sue campagne stava cristianizzato l’Europa centrale. L’incoronazione rafforzò l’autorità religiosa del papa e indebolì quella dell’imperatore d’oriente, ormai dilaniato dalla lotta per le icone. L’imperatore di Costantinopoli non riconobbe subito l’incoronazione di Carlo Magno, ma solamente dopo alcuni leggeri scontri militare per il possesso di Venezia.

L’impero di Carlo, come quello bizantino, si chiamò quale erede di quello romano. Ripropose la funzione universalistica, ma spostò il baricentro nel cuore dell’Europa continentale. L’impero era la sintesi dell’apparato amministrativo romano, le relazioni interpersonali delle popolazioni barbariche e la Chiesa cristiana.

L’organizzazione dell’Impero

Contro la tradizione franca, per la quale il re si spostava per tutto il regno, Carlo impose una sede privilegiata: Aquisgrana. Nel palazzo si trovava il conte palatino, che coordinava l’amministrazione centrale e un chierico che adempiva ai compiti di cancelleria. I territori furono divisi in comitati e marche, le prime erano intorno a città, le seconde nei territori di confine, a cui capo furono messi a capo rispettivamente conti e marchesi.

L’impero carolingio non fu un’entità omogenea, ma presentò molti territori autonomi, come la Bretagna, la Baviera o interi regni come l’Aquitania o quello longobardo. Il regno era tenuto insieme dall’autorità del sovrano e dal patto di fedeltà tra l’imperatore e i suoi sottoposti: il patto di vassallaggio-beneficio, in cui la fedeltà era assicurata da benefici vitalizi. La maggior parte dei conti e dei marchesi erano i vassalli di Carlo fece ciò per poter contare sul rapporto di fiducia.

Per controllare meglio i suoi territori Carlo istituì i missi dominici, una coppia di funzionari. Essi più delle volte erano un laico e un ecclesiastico ed eranno inviati per controllare l’operato dei funzionari locali. I missi, inoltre, dovettero diffondere per l’impero i capitolari, le leggi in ambito amministrativo ed ecclesiastico emanate da Carlo e dai suoi successori. I capitolari erano redatti nel corso delle assemblee, chiamate placita.

L’importanza degli uomini di Chiesa

Molto spesso i vescovi divenivano i missi nella loro diocesi. Ciò spiega l’intervento di Carlo nella loro nomina, processo che sarà alla base della lotta per le investiture. Gli abati e i vescovi godettero anche dell’immunità, che non permetteva ai funzionari di accusarli.

Gli uomini di chiesa, dopo la caduta della civiltà classica si ritrovavano ad essere gli unici depositari della cultura. Essi furono essenziali per redigere testi, leggi e la gestione della corrispondenza. Carlo incentivò l’apertura di scuole per la formazione di funzionari pubblici nelle sedi vescovili e nei monasteri. La Schola Palatina. Carlo propose anche la formazione di vocali ampiamente leggibili in tutto il regno: la minuscola carolina.

L’economia dell’Impero carolingio

In ambito economico introdusse gabelle, dei dazi, per il transito di merci su strade e porti. Le tasse furono poste sul fisco regio, a differenza di Bisanzio dove le imposte erano sulla terra. Dal Fisco si ebbero le dotazioni di terra, res de comitatu, che servirono a finanziare i funzionari pubblici.

Dopo la crisi del sistema monetario si ebbe una ripresa attraverso l’introduzione della moneta d’argento. Essa era più utile per un’economia locale basata sul sistema di tipo curtense. Carlo, quindi, nel 794 finì una riforma monetaria avviata da suo padre, Pipino il Breve, concesse la coniazione di monete solo nelle zecche regie e fissò il peso del denaro a 1,7 grammi, facendo tagliare 240 denari per ogni libbra d’argento.

Carlo Magno e il problema della successione

Nel 781 Carlo fece ungere con suo figlio Carlomanno a Roma e lo ribattezzò Pipino, mentre Ludovico venne unto viceré d’Aquitania. Nel 792/3 Pipino il Gobbo provò ad organizzare una congiura contro il padre, ma fu arrestato e condannato a morte. Carlo lo salvò e lo fece rinchiudere in monastero. Fedele alla tradizione franca Carlo divise il regno nel 806 ai suoi figli, ma alla morte di Carlo (814) sopravvisse solamente Ludovico I.

La successione nel regno franco, come già spiegato, era molto traumatica. Se per una generazione si riuscì a mantenere l’unità, già nella terza provocò lo sgretolamento dell’impero in meno di un secolo.

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