Annibale e l’epica traversata delle Alpi con gli elefanti

Annibale e l’epica traversata delle Alpi con gli elefanti
Annibale e l’epica traversata delle Alpi con gli elefanti
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La Seconda guerra punica tra Annibale e Roma avrà come momento campale la traversata delle Alpi del condottiero cartaginese in sella agli elefanti.

Annibale Barca “che in lingua fenicia significa ‘folgore’” (Indro Montanelli, Storia d’Italia. Volume 1, Fabbri Editore 1994), nasce a Cartagine nel 247 a.C. Figlio di Amilcare Barca, il comandante supremo che guidò Cartagine nella sanguinosa Prima guerra punica (264 a.C.-241 a.C.) conclusa in favore della Repubblica Romana, Annibale cresce educato all’odio per Roma. Il condottiero cartaginese guadagna un posto nella storia grazie alla Seconda guerra punica (218 a.C.-202 a.C.) durante la quale compie la celeberrima azione della traversata della Alpi con gli elefanti. Dopo la presa di Sagunto del 219 a.C., Annibale decide di puntare l’Italia e a capo di un grande esercito composto in maggioranza da spagnoli, libici e galli, soldatacci senza arte ma indomiti.

Annibale e l’epica traversata delle Alpi con gli elefanti
Annibale e l’epica traversata delle Alpi con gli elefanti

Con i Pirenei e le Alpi da valicare prima di raggiungere la penisola italiana, Annibale prende la decisione di “arruolare” una nutrita schiera di elefanti da guerra: una delle tante mosse che lo consacrerà tra i più grandi comandanti e strateghi della storia. I pachidermi che accompagnano Annibale Barca nell’epica traversata sarebbero stati 37, tutti di una piccola razza africana oggi estinta eccetto quello di proprietà dello stesso Annibale, Surus, che era un grande elefante di razza siriana e che sarà anche l’ultimo a morire, nel 217 a.C., durante la discesa verso la Puglia.

 

L’avvio dell’impresa 

Siamo intorno all’estate del 218 a.C. e l’esercito cartaginese comincia l’impresa delle Alpi. Non è chiaro quale strade Annibale decide di percorrere: recenti studi optano per il Colle delle Traversette, un passo a 3000 metri di altezza del Monviso. Grazie anche alla tenuta degli elefanti, l’esercito cartaginese raggiunge la vetta innevata delle Alpi. È l’ottobre 218 a.C.

La discesa verso le terre italiane riserva una serie di successi per Annibale: la battaglia del Ticino, quella del Trebbia, quelle sanguinosissime del Trasimeno e di Canne. Gli elefanti, che faranno grande impressione nell’esercito romano che di questi animali mai ne aveva sentito neppure parlare, cominceranno a morire uno dopo l’altro.

Le vittorie ottenute saranno solo una mera illusione per Annibale. I romani riescono ad assimilare le brucianti sconfitte, si ricompongono e organizzano un nuovo sterminato esercito deciso a piegare il nemico. Ci riusciranno.

La caduta

La battaglia decisiva si combatte a Zama, in territorio cartaginese dove Annibale, logorato nel fisico e senza più un occhio, era stato costretto a ritornare. È il 202 a.C. e l’esercito romano guidato da Publio Cornelio Scipione, che da quel momento diventerà famoso come Scipione l’Africano, batte definitivamente Cartagine. La Seconda guerra punica (conosciuta anche come Guerra annibalica) finisce. Annibale Barca scapperà verso Est fino a Lyhissa dove, per non cadere in mano dei romani, si toglierà la vita nel 183 a.C., a 64 anni.

 

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Hombre vertical. Ama leggere, scrivere, mangiare e viaggiare. Demofobico, dadaista moderato, supponente e juventino. Scrive per altri blog di divulgazione culturale ed è ideatore e direttore artistica di Suicidi letterari - Rassegna culturale.