Alcyone: il capolavoro indiscusso di Gabriele D’Annunzio

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Alcyone è l’opera per eccellenza di Gabriele D’Annunzio. Esso è il terzo libro del ciclo delle Laudi. L’Alcyone,  pubblicato nel 1903,  presenta 88 poesie che non sono isolate da una tematica propria, ma la loro struttura costituisce un libro organico. l’origine della composizione è individuabile nel 1899, quando l’autore ritorna alla villa La Capponcina. E’ proprio in questo luogo che D’Annunzio è intento a celebrare l’estate in tutta la sua evoluzione, dalla fine della stagione primaverile fino all’inizio della stagione autunnale. Il libro è formato da 5 sezioni, le quali presentano una determinata ambientazione e uno specifico tema che riflette i differenti stati d’animo dell’autore. Il testo è composto da un proemio, “La tregua”, che segna l’abbandono da parte di Gabriele D’Annunzio della tensione eroico-civile delle opere anteriori, e da un epilogo denominato il “Commiato”. Tra le diverse sezioni sono introdotti dei ditirambi, antiche poesie liriche greche corali, la cui presenza caratterizza il momento più alto dell’ispirazione dannunziana. Il tema del panismo è qui presente, ovvero l’appartenza dell’io con la natura. Il poeta desidera liberarsi dalla contaminazione della civiltà moderna e fondersi così con l’universo, cioè il Tutto. Non può mancare il mito del superuomo. Inoltre, il poeta porta avanti la prerogativa della propria superiorità. L’unione tra l’uomo e la natura colloca l’elemento umano in un luogo soprannaturale, comportando in questo modo un contatto con l’elemento naturale, di cui si integra. Questo sogno non si può realizzare sempre, dato che vi è il passaggio dalla stagione estiva alla stagione autunnale, che scaturisce nell’autore una percezione di morte. Però, questa illusione è destinata comunque ad attuarsi, quindi l’autore darà alla propria poesia il dovere di descriverla. E’ da qui che l’autore risolleva la figura del poeta orfico. Lo stile dell’Alcyone è dotato di soluzioni varie. Infatti, l’autore predilige la strofa libera, costituita da versi liberi legati irregolarmente da rime. Anche il lessico presenta una ricchezza indiscussa, infatti, vi sono arcaismi tratti dai dizionari, come terebinto, crambe e così via. La trasformazione della parola in musicalità è stato reso possibile dal fonosimbolismo.

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