10 febbraio, le foibe mai più dimenticate

10 febbraio, le foibe mai più dimenticate
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I massacri delle foibe sono state le stragi di massa perpetrate dai partigiani iugoslavi nei confronti degli italiani durante e successivamente la Seconda guerra mondiale. Una a strage a lungo dimenticata.

Per foiba si intende una profonda cavità nel terreno molto diffusa nel Carso. In questi inghiottitoi, tra il 1943 e il 1945, al termine della Seconda guerra mondiale, vennero infoibati (talvolta ancora vivi) e persero la vita, a secondo delle fonti, tra le 3.000 e le 11.000 anime, forse anche di più. Tra le vittime non soltanto esponenti connessi al Partito nazionale fascista, ma anche ufficiali, funzionari e dipendenti pubblici, insegnanti, sacerdoti, socialisti o partigiani italiani che non volevano coadiuvare la pulizia etnica imbastita dagli iugoslavi.

Le persone venivano legate a gruppi di tre e fatte cadere nella foiba dopo che un militare iugoslavo aveva sparato un colpo contro una persona del gruppo che morendo tirava con sé nel fondo dell’inghiottitoio le altre due ancora vive.

Le violenze ebbero luogo tra la Venezia Giulia, il Quarnaro e la Dalmazia, zone contese per lunghi periodi dall’impero austroungarico, Regno d’Italia e stati preunitari. Dall’Ottocento quei territori affacciati sull’Adriatico diventarono un’autentica polveriera.


10 febbraio, le foibe mai più dimenticate

10 febbraio, le foibe mai più dimenticate

L’origine del massacro può essere immaginata come conseguenza dell’armistizio di Cassibile del 3 settembre 1943 (comunicato l’8) tra Regno d’Italia e le forze Alleate, che portò alla fuga il re Vittorio Emanuele III di Savoia. Regnante e governo fuggirono a Brindisi, che diventò sede provvisoria del governo. In questi vuoto e stato d’incertezza, favorito indirettamente anche dai tedeschi che si dedicarono al controllo di Trieste e Pola, si mossero i partigiani iugoslavi.

 

 

Le ragioni della pulizia etnica

Le ragioni di questa “sciagura nazionale”, come l’ha definita ieri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, possono essere ricondotte alla decisione dei comunisti iugoslavi di eliminare i soggetti connessi al fascismo e al nazismo e tutti i potenziali oppositori dell’ideologia comunista del maresciallo Josip Broz, conosciuto poi come Tito (1892-1980), capo dei partigiani iugoslavi. Le truppe locali, inoltre, reagirono alla italianizzazione dei territori slavi avvenuta durante i primi decenni del Novecento e in particolare col fascismo.

Il 13 settembre, a Pisino, arrivò l’annessione dell’Istria alla Croazia. Da quel momento tribunali guidati dall’Esercito popolare di liberazione emisero condanne di morte a pioggia attaccando duramente la comunità italiana. Mano delle azioni sanguinarie i partigiani iugoslavi e la famigerata OZNA (il Dipartimento per la Sicurezza del Popolo) guidati da Tito.

Naturale conseguenza del massacro delle foibe fu l’esodo giuliano dalmata: si stima che tra le 250.000 e le 350.000 persone di lingua italiana furono costrette a lasciare quelle terre tra il 1945 e il 1956. In alcuni grandi centri come Pola e Capodistria oltre il 90% degli italiani fuggì.

Il ricordo delle foibe

Dopo un lungo periodo di oblio, la questione dei martiri delle foibe riemerse nel corso degli anni novanta. Molte associazioni e istituzioni si occuparono di riportare alla luce quella tragica vicenda. Da allora molti comuni italiani hanno dedicato una via ai martiri delle foibe.

Tra le foibe divenute tristemente celebri quella di Basovizza, presso Trieste, dove nel maggio del 1945 fu occultato un numero mai definito di cadaveri. Famose pure le cosiddette “foibe azzurre” di Zara: nelle acque dell’Adriatico che bagna la cittadina dalmata i militari gettarono i corpi centinaia di italiani.

10 febbraio, le foibe mai più dimenticate
10 febbraio, le foibe mai più dimenticate.
Nel 1982 la foiba di Basovizza è stata riconosciuta come monumento d’interesse nazionale da Giovanni Spadolini, allora Presidente del Consiglio dei ministri. Nella località triestina, inoltre, il 10 febbraio 2007 è stato inaugurato il nuovo sacrario in onore di tutti i martiri delle foibe.

Con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, la data del 10 febbraio è stata scelta dal parlamento italiano (governo Berlusconi II) come simbolo per ricordare tutte le vittime delle foibe con riferimento al 10 febbraio 1947 quando i trattati di pace di Parigi assegnarono alla Iugoslavia l’Istria, il Quarnaro, Zara con la sua provincia e la maggior parte della Venezia Giulia. Il giorno del ricordo del 10 febbraio è istituito per ricordare quella pagina nera per la storia d’Italia e per combattere le sacche di negazionismo che tuttora esistono.

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Hombre vertical. Ama leggere, scrivere, mangiare e viaggiare. Demofobico, dadaista moderato, supponente e juventino. Scrive per altri blog di divulgazione culturale ed è ideatore e direttore artistica di Suicidi letterari - Rassegna culturale.

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